Mark Lanegan Band “Blues Funeral”

Proprio mentre Leonard Cohen ha dato alle stampe il suo ennesimo nuovo CD, uno degli artisti che vocalmente gli assomiglia di più, Mark Lanegan, smette per un attimo le sue innumerevoli collaborazioni e i suoi infiniti duetti per pubblicare un CD tutto suo, intitolato Blues Funeral. E lo fa dimostrando che, probabilmente, si può fare persino meglio del maestro. Lanegan abbandona per un attimo la sua nemesi Isobel Campbell, ex vocalist dei Belle and Sebastian che lo ha accompagnato per gli ultimi album con la sua vocetta da gattina, e scalda l’ugola un po’ rauca, imbraccia la chitarra e via. Il risultato è un CD molto vario, fin troppo. Da una parte c’è il blues, quello che graffia e il rock tradizionale di un pezzo come Riot in my House, in cui la parte del leone la fa la chitarra elettrica insieme alla voce di Lanegan. Dall’altro c’è evidentemente la passione per il passato: Lanegan aveva infatti iniziato a suonare rock psichedelico agli esordi per poi virare verso il rock più tradizionale e in questo CD l’artista americano sceglie di rispolverare anche l’elettronica che si alterna alla tradizione rock on qualche pezzo di ispirazione electro-pop come Ode to Sad Disco o la bellissima Grey Goes Black. Questa commistione fa di questo disco un piacevole incontro con la musica di qualità e la bella voce calda di Lanegan. Da non sottovalutare.

voto: 7

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Trovata morta la cantante Whitney Houston

 

 

 

 

 

 

 

 

Notizia di poche ore fa quella del ritrovamento del cadavere di Whitney Houston, star della musica pop mondiale di 48 anni, deceduta in una camera di hotel di Beverly Hills.
La Houston soffriva da anni di depressione e combatteva da tempo la tossicodipendenza.
La sua voce resterà nella storia della grande musica pop mondiale degli ultimi trent’anni.
E a me piace ricordarla con questo video:

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Pet Shop Boys “Format”

“Esclusivamente per fans” si potrebbe tranquillamente dire di questo doppio Format dei miei beneamati Pet Shop Boys. In effetti, la seconda doppia raccolta di b-sides del duo di disco-pop anni Ottanta tra i più famosi del mondo è un… affare di famiglia. Se la prima raccolta di pezzi “d’accompagnamento” di CD single (i vecchi “lato B”), Alternative, racchiudeva una serie davvero notevole di perle come In the Night o A Man could get arrested o ancora One of the Crowd, che in qualche modo hanno fatto storia dell’electropop mondiale, in questa raccolta 1996-2009 c’è poca fantasia. Neil Tennant ci regala qualche gran perla come la bellissima Hit and Miss o la superlativa Girls don’t Cry, mantenendo lo stile delle tipiche ballade del duo con voce calma, malinconia e sintetizzatori. Ma gran parte di quello che si trova in mezzo alle 38 tracce di Format sono di fatto ricordi in un’epoca che – purtroppo o fortunatamente – non c’è più. A noi fans non può che far piacere questa raccolta perché ci aiuta a recuperare tutto il materiale difficilmente recuperabile dei nostri beniamini ma non mi sento di essere inviperita con le critiche pesanti rivolte a Neil e Chris: la loro musica ha fatto la storia della dance e gente come Lady Gaga non sarebbe così ispirata senza l’esempio dei PSB. Al contempo, trentotto pezzi ascoltati uno di seguito all’altro in questa raccolta fanno quasi impressione per questo odore di “passato e trapassato”. Quindi, oltre ai pezzi citati, da salvare e mettere via ci sono capolavori come Casting a Shadow, che per la prima volta rappresenta in musica elettronica un’eclissi (quella del 1999) in modo stupefacente, la demo di Confidential, un gran pezzo che i PSB regalarono a Tina Turner e il duetto con Elton John di In Private, che porta alla mente quel grandissimo pezzo pop interpretato da Dusty Springfield. E come le canzoni, anche questo doppio resta davvero “confidenziale e privato” per i fans d’annata del duo di pop elettronico. In attesa del nuovo CD.

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Lana Del Rey “Born to Die”

Questo Born to Die, esordio dell’artista americana Lana Del Rey, al secolo Elizabeth Grant, è praticamente il primo disco del 2012 ad essere attesissimo da critica, riviste, classifiche e amanti della musica indie-pop. Non c’è sito, negozio online o blog che non sperasse di avere tra le mani (e le orecchie) questo CD, soprattutto dopo l’assaggio dei due singoli Videogames e Born to Die. Ma cosa aspettarsi da questa bellissima bionda statunitense? Ebbene, partivo prevenuta e invece mi sono dovuta ricredere dopo un paio di ascolti. Prendete la voce noir di una Amy Winehouse bionda, affascinante e in salute ma depuratela dalla fissazione per l’r&b e la tradizione del glorioso passato. Oppure prendete una Florence Welch con la stessa bellezza ma un po’ di spirito commerciale in più. In questo CD troverete pezzi che sarebbero potuti essere tranquillamente in un CD di Gwen Stefani per esempio. Un pezzo come National Anthem, che strizza l’occhio al rap e al funk è un potenziale successo da classifica pop. Altro che indie alternative! Lo stesso dicasi per quel riff così moderno e americano di Radio. Un carta moschicida per i pubblicitari: ci scommetto! Ma Lana sa anche fare la sofisticata con quella voce profonda e Summertime Sadness sembra rubata davvero all’ultimo CD di Florence & the Machine.
Insomma cosa aspettarsi? Certamente la prima bella sorpresa di quest’anno musicale: un album estremamente costruito ma estremamente elegante, piacevole e modernissimo.

voto: 9

 

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Madonna “Give me all your Luvin’”

Anticipa l’attesissimo MDNA, questo primo singolo di Madonna Give me all your Luvin’ lanciato dalla partecipazione della star alla cerimonia del SuperBowl americano.
Eccone il video, non a caso a tema football americano, con una serie di cheerleaders, giocatori e due ospiti d’eccezione: M.I.A. e Nicki Minaj. Madonna appare più che in forma. Direi… stupenderrrrrima! Il pezzo è quel che è ma ormai da Madonna nessuno si aspetta il capolavoro di qualità ma tanto divertimento e tanto glamour. Quindi eccovi accontentati. E speriamo che il singolo plachi l’attesa dell’album, che arriverà a marzo.

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The Maccabees “Given to the Wild”

A fine 2011 un gruppo storico del pop-rock britannico pubblicava un Greatest Hits che in qualche modo ne decretava il ritiro. La band si chiama Manic Street Preachers e ha fatto la storia del rock alternativo inglese.  Al tempo stesso un’altra band che ha fatto la storia recente della musica britannica, i Coldplay, pubblicava un album fin troppo commerciale. Il 2012 si apre con l’arrivo del terzo lavoro di questa giovanissima band di Brighton, i Maccabees. Questo Given to the World potrebbe essere tranquiallamente un omaggio a entrambe le storiche band citate sopra. Unisce infatti la forza del rock alternativo britannico, chitarre quasi alla U2 in un pezzo fantastico e sognante, quasi epico, come Forever I’ve Known. E a queste uscite di gran classe si aggiungono synth e voci calme e poetiche che richiamano alla memoria il Chris Martin della prima ora (senza Rihanna…). Tra omaggi e fissazioni, questo CD è la prima bella sorpresa dell’indie rock britannico di quest’anno.
Probabilmente i Maccabees dovranno ancora mangiare parecchia polvere prima di arrivare alle vette raggiunte dai più noti colleghi, ma promettono bene e questo disco supera con disinvoltura la sufficienza.

voto: 7

Visita il sito dei Maccabees

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Film – The Iron Lady

the Iron Lady

Non si recensiscono molti film su questo blog – che è maggiormente dedicato a musica e libri – ma non potevo proprio esimermi da una recensione a questo film di Phyllida Lloyd, The Iron Lady che è uscito venerdì nelle sale italiane. Chi mi conosce sa che ho scritto una tesi su Margaret Thatcher, la Lady di ferro del titolo, premier britannico dal 1979 e per quasi tre mandati completi. Ovvio quindi che corressi a vedere questo film, la cui protagonista è una fantastico Meryl Streep in gran forma. Non c’è molto da dire sulla performance della Streep che meriterebbe un Oscar solo per lo studio del personaggio, le pose, le intonazioni, lo stile. Il film in sè non è inteso come film politico. Non aspettatevi quindi un excursus sulle azioni (o sulle malefatte?) thatcheriane. C’è poco della sua politica e sono quasi tutti sprazzi non molto spiegati. C’è invece moltissimo del lato umano di una donna che vive sola a oltre 80 anni, con le guardie del corpo e un paio di governanti in una casa piena di ricordi, fotografie e con la presenza dello spirito del marito, Denis Thatcher.
C’è molto anche della ragazza, Maggie Roberts, figlia di un droghiere impegnato in politica che sogna una carriera preclusa alle donne. E quindi c’è molto femminismo e tanto orgoglio femminile in questo film, che a mio parere è estremamente riuscito. Nel 2001, mentre scrivevo la mia tesi, ho imparato a rispettare la figura di Margaret Thatcher perché, nonostante l’incompresibilità di alcune sue posizioni, è stata l’unica donna in Europa a dominare la scena politica di un grande Paese e a lasciare un segno indelebile nelle politiche economiche e sociali di un intero continente e forse di un intero pianeta, insieme a Reagan. Giusto o sbagliato, la Thatcher era comunque una donna che sceglieva la carriera mentre tante erano obbligate a scegliere la famiglia. Ed era una donna che entrava in tailleur e tacchi a spillo in un mondo pieno di giacche scure e cravatte. Memorabili le scene della preparazione della campagna elettorale del 1979, insieme agli spin doctors di Saatchi & Saatchi che le curarono lo stile e la comunicazione. Nel film è davvero tutto perfetto soprattutto grazie alla protagonista. Forse manca solo un po’ di riflessione politica in più e qualche accenno al ruolo dei media, ma per questo se volete vi passo la mia tesi!
In definitiva, a mio parere, The Iron Lady è un bel film da vedere. Sia che vi piaccia la politica. Sia che invece siate donne e vogliate conoscere una donna che ce l’ha fatta in un mondo di uomini.

Il trailer in italiano:

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