Alabama Shakes “Boys & Girls”

E proprio mentre esce il nuovo CD solista di Jack White, in Inghilterra spopola questa band americana chiamata Alabama Shakes, Boys & Girls.

La band è giovane e al suo esordio sulle scene, ricevendo grandissimi consensi da parte di critica, dai blogger e dalle star di Hollywood. Non a caso la stampa inglese non ha fatto che parlare della presenza di attori come Russell Crowe al recente concerto degli americani a Londra.

Al primo ascolto, senza sapere nulla della band, fa davvero strano pensare che la voce solista sia in realtà una donna, la portentosa Brittany Howard. Perché il suo tono rauco e, al tempo stesso acuto, ha davvero molto molto a che vedere con la voce di Jack White per esempio. Anzi, a tratti sembra lui! Invece no. La giovane artista si ispira chiaramente a Janis Joplin e Aretha Franklin per le sue performance, dandoci sotto anche fisicamente nel produrre note e toni al limite. Il disco è gradevole, completamente con lo sguardo e le orecchie verso il passato musicale: gli anni Sessanta e Settanta, il blues, il folk americano.

Piacerà sicuramente a tutti coloro i quali mettono ancora su un bel disco di Janis Joplin senza desiderare nulla di più dalla vita in termini musicali. Gli Alabama Shakes hanno un futuro roseo davanti: un disco d’esordio simile è davvero raro e la maturità soprattutto della solista è realmente notevole. Inoltre è da tempo che una band “di nicchia” non raggiungeva le vette di una classifica europea al primo album. Quindi, aspettiamoci grandi cose da questi ragazzi.

voto: 7 e mezzo

 

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Jack White “Blunderbuss”

Jack White non è mai stato così romantico. No, non pensate subito male e non pensiate che questo suo nuovo lavoro in solitaria Blunderbuss sia un disco mieloso, anzi tutt’altro!

Ma Jack, la metà dei White Stripes prematuramente sciolti (sembra passata un’eternità…), si è appena separato dalla sua Karen Elson, super modella dai capelli ramati, e in questo disco ci mette un sacco di dolore, disperazione e tanto blues.
Pure la copertina del resto è virata sul blu, no? Per la serie “avete visto quanto sono triste?” (a proposito, Jack, io sono single!!!). In ogni caso, queste tredici tracce sono effettivamente la summa di quello che Jack ha sempre voluto proporre al suo pubblico: un efficace incontro di tradizione country americana con il blues più ruspante e il rock di grande scuola. Preparatevi perciò a grandissimi pezzi come Hip Poor Boy, molto anni Sessanta, a un rock anni Cinquanta come I’m shakin’ o a una super strimpellata di pianoforte come Hypocritical Kiss che avrebbe potuto anche starci nel lavoro più raffinato dei White Stripes, quel Get Behind Me Satan che per me rappresenta ancora il loro massimo splendore.

Non si tratta per nulla di un disco commerciale o pop ma rappresenta quello che Jack sa fare al suo massimo: puro rock con un’anima molto tradizionale. Ma se avete sempre apprezzato Jack White non credo che questo CD vi lascerà spiazzati e neppure delusi.

voto: 8

il video di Love Interruption:

 

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Janne Teller “Niente”

Questa è una recensione che va fatta a mente fredda. Questo librino di una scrittrice semisconosciuta in Italia, Janne Teller, dovrebbe far parlare parecchio.

Per ora non ho visto grandi recensioni eppure Niente è stato pubblicato recentemente da Feltrinelli, dopo anni dalla sua originale uscita e dalla successiva messa al bando in Paesi come la Germania e la Francia. La Teller, danese, ambienta la sua storia breve proprio in Danimarca dove in un’ipotetica piccola cittadina, l’adolescente Pierre Anthon decide improvvisamente di ritirarsi su un albero perché, a suo dire, non c’è nulla nella vita che abbia davvero senso e che perciò ha solo senso fare per l’appunto nulla.

Vi suona familiare? Ebbene, questo inizio molto simile al Barone Rampante di Italo Calvino non prosegue come innocente storia con una morale. I compagni del ragazzo infatti decidono di dargli una lezione, pensando a una “catasta del significato”: un altare sul quale ognuno di loro avrebbe aggiunto qualcosa con un Senso con la S maiuscola. Ma per ognuno la scelta avrebbe dovuto essere decisa da un altro del gruppo e le scelte finiscono per essere molto ma molto crudeli.

E così la storia con una morale finisce per diventare un racconto al limite dell’horror. O forse finisce per essere una storia con una morale molto molto scottante.
Non ho intenzione di giudicare questo breve romanzo perché ogni lettore potrà trovarvi ciò che vuole ma sappiate che, se deciderete di leggerlo, non aspettatevi mezze misure, nessuna punta di buonismo o di infantilismo tipico delle storie con protagonisti i ragazzini e che anzi potrete facilmente sentirvi in imbarazzo o con un leggero senso di nausea.
Forse perché dopotutto la verità a volte è davvero difficile da digerire. Soprattutto quando ha a che fare con la natura dell’uomo e dei suoi istinti.

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Nite Jewel “One second of love”

Al terzo ascolto inizio a reputare veramente interessante questo nuovo lavoro di Nite Jewel, l’americana losangelina Ramona Gonzalez. One Second of Love è un CD che rispolvera alla grande tutta la tradizione del synth-pop e della musica pop alternativa della scena americana degli anni Ottanta.

Nite Jewel ha indubbiamente una voce che si sposa perfettamente con questo genere di citazioni, assomigliando in modo camaleontico alle star del periodo incriminato. Dall’insipida She’s always watching you, nella quale fa il verso palese ai Saint Etienne, alla piacevole e ben riuscita In the Dark – uno dei migliori pezzi del disco – che avrebbe potuto figurare in un album della prima Sade. Passando per i più ovvi Pretenders ai quali Ramona si allinea in pezzi come This Story.

Nonostante le ovvie scopiazzature, il disco è ben confezionato, interessante e non stanca senza in ogni caso stupire. Un buon lavoro che si fa notare sulla scena del pop alternativo internazionale e che, sulla lunga distanza, potrebbe anche riservare qualche sorpresa di successo insperato. Ma non ci aspettiamo grandi cose perché, come dichiara all’apertura dell’ascolto la stessa autrice “I’m a broken record. You have heard this before”. Per nostalgici.

voto: 6

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The Shins “Port of Morrow”

Appena finito di scrivere che questo 2012 non aveva ancora sfornato un disco davvero da ricordare? Eccovi serviti con il nuovo CD di James Mercer con The Shins, Port of Morrow.

Si è dovuto attendere 5 anni prima di vedere un nuovo lavoro di questo talentuoso artista americano ma nel mezzo c’è stato il fantastico lavoro fatto con Dangermouse nel side project chiamato Broken Bells, che ha quasi fracassato il mio iPod per tutte le volte che è “girato”.  In questo nuovo lavoro, Mercer unisce la passione indie con una strizzata d’occhio alla classifica, con un ripescaggio di pop anni Sessanta (un po’ come fanno gli Arctic Monkeys per intenderci) e qualche maestria più hi-tech che ha imparato bene dal compagno di avventura nei Broken Bells.

Il tutto suona benissimo in un CD che qualcuno sogna che sia Morrissey a fare e che invece tocca ascoltare da questo mezzo signor nessuno Mr. Mercer. Non importa. E se una canzone come No Way Down sembra quasi uscita da un repertorio anni Ottanta o se It’s Only Life avrebbe potuto essere un successone brit-pop dei primi Oasis, ce ne faremo una ragione se invece ce li propone con 20 anni di ritardo The Shins. Va bene lo stesso. L’importante è che prima o poi questi pezzi saltassero fuori. Farli restare nella mente di Mercer sarebbe stato un peccato!

voto: 9

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The Civil Wars “Barton Hollow”

Chi mi conosce sa perfettamente che non sono una fan della musica country e che non mi capita spesso di recensire un disco di questo genere e, se lo faccio, vuol dire che è un gran disco. Barton Hollow è stato premiato con due Grammy come miglior album di debutto di un duo americano di country e indie-folk chiamato The Civil Wars e composto da Joy Williams e John Paul White, “due americani delle praterie doc”.
Il disco, in un 2012 un po’ poverino di novità almeno finora, è davvero una bella novità. Dodici inediti e una bonus track di una cover interessante di Billie Jean di Michael Jackson. Il resto è fatto di chitarra e voci intrecciate in una bellissima prova di folk di classe, molto intellettuale. L’album si ascolta piacevolmente anche in un pezzo strumentale come la bellissima The Violet Hour, quasi ispirato a Satie. Altre tracce come C’est la mort e 20 years fanno tornare alla mente la coppia Lanegan-Campbell per armonia di voci e affiatamento e alcuni lavori di Jack White per atmosfera grezza e ruspante. Per questo nuovo duo americano, quindi, è decisamente buona la prima. Da non sottavalutare.

voto: 8

ecco il video di Barton Hollow, il pezzo che dà il titolo al CD

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Fun “Some nights”

I Fun, band americana di indie-pop, hanno una carriera che parte dal 2008 ma come capita spesso a parecchie band di nicchia, la loro fama è dovuta a un unico singolo che è diventato una hit anche in Italia, We are Young in collaborazione con Janelle Monàe. Primo in classifica in America, poi in Gran Bretagna e nelle primissime posizioni anche in Italia, dove è iperprogrammato da radio e da MTV, il singolo ha le potenzialità per diventare un vero inno giovanilistico, di quegli inni che tengono botta per un’intera stagione, anche grazie all’elezione della canzone a colonna sonora di episodi di serie americane adorate dai teenagers come Glee. In febbraio in USA è uscito questo CD, Some Nights, che prestissimo sarà disponibile anche in Italia (pare in maggio). Nell’album i Fun si confermano padroni alla grande della musica per teenagers, con pezzi davvero orecchiabili, a partire dal pezzo che dà il titolo al CD che parte con un coro a cappella e che prosegue con un ritornello da stadio. Nate Ruess, lead vocalist della band, ha una voce non eccessivamente potente ma con grande ampiezza che arriva dappertutto e che viene a volte distorta da autotunes elettronici che gli danno ancor più impatto (ma non ne avrebbe bisogno e i pezzi dal vivo lo dimostrano). La voce da ragazzino a volte potrebbe ricordare Mika ma alcuni loro pezzi, inclusi in questo CD, sono veri e propri pezzi epici in salsa rock tradizionale alla Manic Street Preachers per intenderci (ascoltatevi Carry On per esempio!).
Questo disco, davvero non bisogna dirlo due volte, sarà un successo anche in Italia e piacererà tantissimo ai ragazzini. C’è la possibilità che in mezzo ai pezzi inclusi nel disco ci sia persino il tormentone estivo 2012. Lo vedremo tra qualche settimana, senza dover aspettare molto. In ogni caso, è un lavoro leggero e ben confezionato.

voto: 7 e mezzo

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